Secolo XVIII

Italia meridionale

Il secolo della rivoluzione industriale, della macchina a vapore, dei treni, delle rivoluzioni americana e francese... Nel meridione d'Italia gli Aragonesi fin dal 1443 avevano fatto della transumanza il settore trainante dell'economia, istituendo un apposito ufficio per la sua gestione, che si chiamava Regia dogana della mena delle pecore di Puglia. Era diretta da un alto funzionario detto Doganiere. La transumanza era obbligatoria; il Tavoliere pugliese fu ripartito in tante aree pascolative dette locazioni, da affittare ai proprietari di pecore, noti come "locati"; i tributi a carico dei locati erano bilanciati da agevolazioni varie.Gli Aragonesi attivarono il ciclo completo del settore, dall'allevamento alla commercializzazione di ovini e loro prodotti.

Abruzzo, Molise, Puglia, Campania e Basilicata costituirono una unica "regione economica", pur conservando ciascuna l'identità storica e politico-amministrativa.Per secoli, così, la regione storica rimase una "costante" della macroregione economica, autentica "variabile" legata al mercato.

XVIII Secolo tra Toscane ed Emilia

La strada Ducale. Univa Lucca al modenese, più precisamente l’alta Valle della Lima con Pieve Pelago, attraverso il passo Giovo. Era una via Estense con una particolare pavimentazione (link: ).

La via Vandelli : dalla croce dell’Ospizio di S. Pellegrino si dirige verso Castelnuovo di Garfagnana, poi verso le Alpi Apuane, che valica al Passo della Tambura. E’ la prima strada "moderna" nell’Europa del ‘700: era stata voluta dal Duca di Modena Francesco III per rendere più agevole il percorso Modena - Massa. Prende il nome dall’architetto Vandelli che progettò l’opera, considerata ciclopica in epoca medievale. La recentissima "Nuova Estense" non è altro che una nuova edizione della via Vandelli nel suo tracciato del 1739. Il suo primo percorso era quello della valle del Secchia. A sua volta, la via Vandelli ricalcava in parte la Via Bibulca (link: ); storicamente infatti le strade non stanno ‘ferme’, ma sono soggette a un perenne cambiamento in cerca di nuovi percorsi nella stessa "area di strada" . La via Vandelli, nel tratto che porta al santuario di San Pellegrino in Alpe, era conosciuta da grandi masse di fedeli che vi si recavano in atto di devozione, facendo alcuni tratti sulle ginocchia (link: ).La via Giardini. Costruita a metà del secolo dall’architetto modenese Giardini, percorreva il tratto appenninico modenese, collegando l’Abetone a Modena (link: ).La via Leopoldina fatta realizzare da Pietro Leopoldo per superare le cime appenniniche che dividevano il Granducato di Toscana da quello di Modena (1766- 1776) diede sviluppo a un'rea geografica fino ad allora tagliata fuori dai traffici, incremento' il commercio ed il transito di veicoli che potevano contare sul ricambio di cavalli e locande, in luoghi strategici che diedero vita agli attuali abitati dell'Alto Appennino Pistoiese (link: ).

 

Sentieri dell'Appenninmo Tosco Emiliano

Sentiero Spallanzani (115 km). Ripercorre i luoghi visitati e descritti da Lazzaro Spallanzani, celebre scienziato scandianese del 1700. Partendo da Scandiano (130 m, luogo di nascita del naturalista), conduce a San Pellegrino in Alpe (1524 m), attraversando tutte le fasce di vegetazione dell'Appennino e i luoghi più importanti dal punto di vista naturalistico. Il sentiero si svolge in sette tappe e non presenta particolari difficoltà tecniche (link: - )

Sentiero dei Ducati (82.3 km). È un sentiero transappenninico che collega la collina reggiana (Quattro Castella 160 m) con la costa tirrenica (Luni 20 m). L'itinerario, che trae origine dagli antichi confini ducali che fino al 1848 dividevano borgate e vallate tra loro adiacenti, si snoda nella Val d'Enza attraverso il passo del Lagastrello. È generalmente diviso in undici tappe (sette nell'Appennino reggiano) e presenta alcune varianti (link: - )

Sentiero Matilde (circa 80 km). Ripercorre i luoghi della Gran Contessa Matilde da Canossa (219 m) fino a San Pellegrino in Alpe (1524 m) sul crinale Tosco-emiliano. Il sentiero è diviso in sette tappe, di cui cinque nell'Appenino reggiano (link: - )

Le sezioni CAI di Reggio Emilia e Castelnuovo Monti provvedono alla manutenzione periodica di oltre 620 km di sentieri, garantendone la percorribilità a piedi. La Provincia di Reggio Emilia provvede alla manutenzione periodica dei sentieri Matilde e Ducati; altri Enti, come il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, la Comunità Montana dell'Appennino Reggiano e i Comuni si occupano della restante parte.

 

Viaggio nello spazio