Perchè queste pagine ?

L'informazione dai siti ufficiali dei giornali scorrendone i titoli, come se fossimo davanti a un'edicola !

2025

Mentre lo ringraziamo, chiediamo scusa al direttore Ezio Mauro per l'uso che facciamo del suo articolo del 14 Dicembre 2025 - con l'editore Gedi-Elkann in uscita dalla proprietà - a 50 anni (49 anni e 11 mesi per la precisione) di "Repubblica" [...]

Il giornale è una macchina della conoscenza, in grado di trasformare il lettore in cittadino consapevole, proprio perché informato. [...] Leggere una quota giornaliera di notizie fornisce una visione del mondo per avere un'interpretazione degli avvenimenti... un processo di ricostruzione quotidiana della realtà.

[...] Il web realizza il miracolo dell'informazione senza fine e istantanea, che abbatte lo spazio e supera il tempo, perché in rete sui siti dei giornali tutto è contemporaneo e istantaneo, un flusso ininterrotto...

Il vecchio giornale, fatto di carta e d'inchiostro, lascia scorrere molte notizie ma, con quelle che trattiene, realizza ogni volta una costruzione di fatti, persone e opinioni che rappresentano e spiegano la giornata che abbiamo attraversato. Certamente in questa selezione continua di notizie il giornale agisce con una grande discrezionalità, decidendo autonomamente ciò che conta, perché vale, e dunque dura. Ma in realtà la scelta discrezionale ha una regola, che guida il giornale a trattenere quelle notizie che sono portatrici di significato: e in questa consapevole ricerca di senso sta la ragione morale di questo mestiere, e il segreto della sopravvivenza della carta nell'impero del web. [...]

Questa ricchezza di meccanismi per la decifrazione della realtà, questa sovrapposizione di linguaggi, questa capacità degli strumenti d'informazione di morire e rinascere sotto nuova forma non ha ancora trovato un suo equilibrio stabile di mercato. La carta deperisce, le edicole chiudono, i ragazzi non riconoscono l'informazione come oggetto materiale, abituati come sono ormai a vivere nel virtuale e ad attraversare l'informazione come pulviscolo che avviluppa le nostre vite. È diventata adulta una generazione universale che gode di un'offerta di pluralismo informativo che non ha precedenti, senza più bisogno di comprare le notizie, perché sono le notizie che vengono a cercarci a casa, a scuola, in ufficio, per strada. Questo processo inflattivo esalta l'offerta e deprezza l'informazione a cui — come se la qualità non avesse un costo — non viene più riconosciuto un valore economico, visto che può essere sbocconcellata gratuitamente sui social. Ma così si smarrisce il valore cognitivo che c'è nel ridisegno della giornata attraverso l'organizzazione delle notizie che dà forma al quotidiano, accontentandosi di surfare sulla loro superficie: quasi si potesse vivere di aperitivi... senza mai un pasto completo. In un mercato sconnesso e instabile, così come cambiano il peso e il reddito dell'informazione può cambiare anche la vocazione dell'editore, insieme con la priorità del suo business. È perfettamente legittimo, l'editoria non è un vincolo sacramentale, e ognuno è arbitro dei propri interessi. Ma è legittimo anche qualcos'altro, e cioè la considerazione della natura specifica del prodotto-giornale, che deriva da tutto ciò che abbiamo detto. Se questa natura, o anima, o carattere del quotidiano è davvero il nucleo del rapporto che lo lega al lettore, allora nel mercato — quando l'editore cede l'azienda — va individuata una soluzione coerente con quel vincolo culturale per riprodurlo adattandolo ai tempi. Distinguendo finalmente tra chi usa i giornali come strumento per proteggere o coprire gli affari, e chi invece li frequenta per mestiere, credendo nella loro funzione autonoma. Tutto questo alla luce del sole, per cortesia, visto che la trasparenza è il primo comandamento di un'editoria credibile. Perché con la vendita dell'impresa-giornale entra in gioco il destino di una comunità, che comprende a pari titolo i redattori e i lettori: i cui interessi non sono in contraddizione con l'interesse di un editore, se è pronto a testimoniare la forza e il valore di una storia fondata su un'identità. Questa prova oggi riguarda Repubblica, che ha in sé la forza e la responsabilità del suo futuro, e darà conto ai lettori di ogni passaggio della vicenda, in modo che possano viverla e giudicarla: perché, appunto, un giornale fa parte della vita di un Paese, non della sua rappresentazione.

2023

L'informazione è importante per creare consenso. I giornalisti sono indipendenti e rispondono a un dovere deontologico, ma è importante anche sapere chi sono i proprietari dei giornali, ovvero chi guadagna o perde soldi per farci leggere quelle notizie. Ogni cittadino dovrebbe assicurarsi che i suoi giornali preferiti - cartacei o su internet - siano obiettivi. Quanto alle informazioni che ci arrivano attraverso i social (per molti purttoppo costituiscono l'unica dieta mediatica: oltre il 30% si informa su Facebook) vanno qualificate come opinioni di parte, da verificare sempre.

Gli utenti dei quotidiani online aumentano al 33,0% degli italiani (+ 4,7%), un numero comunque inferiore a quanti utilizzano i siti web d’informazione generici non certificati che sono il 58,1%: +4,3% (cifra inaccettabile). La combinazione di questi comportamenti digitali con l'insorgere di pratiche estese di fruizione di applicazioni di intelligenza artificiale (che potrebbero costruire notizie inesistenti) tenderà a stressare ulteriormente il mercato ma rischierà soprattutto di affidare ai centri tecnologici il dominio sul senso comune del paese. Per questo le nostre fonti di notizie devono essere numerose: dobbiamo leggere tutto ma con criterio.

LE VENDITE DEI GIORNALI IN ITALIA

PROPRIETA' GIORNALI ITALIANI 2023

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