Conduzione associata delle aree interne?

Con la pandemia del 2020 il mondo che conoscevamo è cambiato, c'è stato un drastico rallentantamento degli effetti dell'antropizzazione sull'ambiente e forse è arrivato il momento giusto per riscoprire e rilanciare le vie verdi e le aree interne.

La pandemia globale "coronavirus" ha portato un drastico rallentamento delle attività, degli spostamenti e della pressione che l'uomo ininterrottamente e in modo crescente ha sempre prodotto sull'ambiente. Sono bastati pochi mesi per rendere evidente questo cambio anche sull'ambiente. Con la gente chiusa in casa, la riduzione delle emissioni e il miglioramento della qualità dell'aria, anche gli animali selvatici si sono sentiti nuovamente liberi di espandersi e si sono spinti fino alle città. Si sono viste volpi e altri animali con più coraggio nei parchi urbani.

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Le zone più colpite dal virus sono quelle a più alta densità abitativa e quelle industriali. Nei borghi più sperduti la pandemia non ha portato significativi cambiamenti, tranne l'interruzione di quel debole flusso che vedeva visitatori tornare nelle seconde case, tornate peraltro desiderabili per allontanarsi dal pericolo più latente nelle città. La necessità della distanza sociale, imposta per limitare i contagi, ha finalmente fatto decollare il lavoro da casa e dato impulso a tutte quelle attività che possono essere svolte a distanza grazie alla Rete. "Per molti un sogno, per altri un incubo; altri ancora semplicemente finora non ci avevano pensato. Il digitale era già importante, oggi è diventato tutto. Questa pandemia sarà ricordata come un tornante di civiltà” (vedi *).

Le prossime vacanze estive inoltre, dovranno essere pianificate tenedo conto delle mutate condizioni. Probabilmente molti abitudinari delle spiagge, dove il contatto ravvicinato è inevitabile, decideranno di cambiare per recarsi in montagna e in campagna. Quindi, le aree che ci interessano e che da tanti anni vediamo spopolarsi torneranno appetibili e avranno maggiori possibilità di rafforzarsi anche sul piano economico.

Soprattutto in questi tempi così "social", è il momento giusto per quel cambio di passo che auspicavamo e tornano attuali anche le idee di cooperazione che da anni progettiamo: ad esempio la "conduzione associata delle aree interne".

Negli anni ottanta le cooperative di conduzione associata dei terreni erano molto utilizzate, io stesso le avevo documentate in Emilia Romagna, nella zona del Parmigiano Reggiano, dove venivano costituite per sfruttare tutte le particelle di terreni abbandonati e infruttiferi. Vi partecipavano tre tipi di soci: quelli che conferivano capitale immobile (i proprietari dei terreni), i proprietari di beni mobili (vacche) e i lavoratori.
Il "nostro" progetto utopico per il rilancio delle Aree interne, che abbiamo proposto in tanti modi diversi durante questi anni (vedi progetto pilota **) potrebbe sfruttare il contributo di "soci" partecipanti che conferiscono quegli stessi beni e contributi (terreno, animali e lavoro appunto) ma anche altri apporti professionali. Vediamo meglio chi sono gli attori: 1. i proprietari di case e terreni in borghi della aree interne: si tratta spesso di persone che vivono altrove e per i quali le case costituiscono un bene affettivo e un costo che spesso porta a trascurare il bene che subisce gli effetti dell'abbandono. Ce ne siamno accorti durante i drammatici terremoti che hanno raso al suolo molti paesi delle regioni italiane. 2. Ci sono poi gli utilizzatori, o locatari/fittavoli. 3. I lavoratori ovviamente, che potrebbero coincidere con gli stessi utilizzatori. 4. I consulenti, ovvero un gruppo eterogeneo di professionisti che vanno dagli architetti, ingegneri, sismologi, esperti nel reperimento di contributi e dei finanziamenti necessari per le ristrutturazioni (vedi ***), sovvenzioni a giovani, immigrati e coloro che accettano di spostare la residenza per rivitalizzare i territori che ci interessano. Inoltre esperti di comunicazione e nuove professioni del web. Serviranno molte di queste persone come volàno per far conoscere e promuovere il progetto e pensiamo di coinvolgere anche le scuole delle aree interne.

Quali altre entità si potrebbero coinvolgere? Inoltre, quanto tempo vi potrebbero dedicare i partecipanti e i volontari? Tutto questo è da mettere a punto assieme ma lanciamo un'idea suggerita da nostri amici/partner (vedi **** e *****) . Ognuno potrà contribuire secondo le proprie disponibilità, basterebbero anche poche ore saltuariamente, il tempo necessario per "alzare gli occhi da quello che stiamo facendo" e porre la nostra attenzione all'ascolto... Un impegno civile e sociale, come facevano i marconisti delle stazioni costiere di radiotelegrafia che seguivano questa regola: ogni dodici minuti sospendevano quello che stavano facendo per passare alle bande di emergenza e per tre minuti ascoltavano se vi erano segnali di richiesta di aiuto da navi in difficoltà, grida nella confusione e nella paura.

È solo l'inizio di un progetto su scala planetaria, da qualche parte bisogna pur iniziare. Non sarà facile convincere 7,5 miliardi di persone a cambiare stile di vita o a non cercare di imitare i 2,5 miliardi che dovrebbero cambiarlo per porre maggiore fiducia nelle proprie radici. Si dovranno rivedere molte cose perchè non è facile modificare i modelli di omologazione che vediamo in tutto il mondo, modelli ai quali molti dei paesi più poveri ambiscono. Ci vorrà tempo e bisogna sperare nella forza dell’utopia. Un'ultima cosa da dire: questa idea, così come tutte le nostre iniziative, è libera da diritti. Non è poco. Chiunque intenda partecipare a questa mission, adottarla e promuoverla nel suo ambiente locale, avrà tutta la nostra collaborazione.

CM 2020

Note, link e Bibliografia: * Live - ** Progetto pilota in Trentino - *** Superbonus ristrutturazione - **** Il grande ritorno - ***** Cronotopi.

 

I modi per partecipare alla Rete: